Tragico storytelling

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By Ludovico Montenuovo |

Il progetto “ReArm Europe” varato da Ursula Von Der Leyen lascia sinceramente molto perplessi. La sua genesi è chiara a tutti: il paventato sganciamento o affievolimento della difesa Usa dal quadrante europeo. Come è stato già qui rilevato, che l’UE si affranchi dalla longa manus statunitense e diventi più autonoma sarebbe solo che ora. Ma ciò che lascia perplessi è lo scopo: opporsi alla minaccia di un’aggressione russa. Ma chi può credere davvero che la Russia invada l’Europa e che ne avrebbe non solo la volontà, ma soprattutto la forza?

In tre anni di guerra Mosca non è riuscita ad avere ragione dell’esercito ucraino: dove potrebbe trovare le risorse umane e finanziarie per aggredire altri stati europei? Oltretutto a quel punto attaccherebbe dei paesi appartenenti alla Nato, con il risultato di spingere in guerra tutti gli altri. Fare un gigantesco piano di riarmo da 800 miliardi di euro sulla base di una storia che ci raccontiamo da soli e alla quale poi crediamo appare francamente esagerato. Per non parlare del fatto che si vuole riarmare i singoli 27 stati membri, anziché cogliere l’occasione storica per dare concreto impulso alla creazione di un esercito comune, che potrebbe essere la vera mossa vincente e dissuasoria, per quanto lunga e articolata.

Le nazioni europee, già duramente provate da inflazione e crisi economica, a causa del progetto “ReArm Europe” dovrebbero indebitarsi ulteriormente per pagare armi quando il welfare, la sanità, le pensioni, l’energia, sono problemi concreti che impattano pesantemente la quotidianità delle persone e che richiederebbero la massima attenzione dei nostri governanti. I loro elettori senza dubbio non saranno molto contenti di nuovi sacrifici e magari nuove tasse, di pagare mutui più cari, in nome del costosissimo riarmo contro una minaccia che è solo raccontata.

La gente comune, che poi è quella su cui ricadono gli effetti in proporzione più duri di scelte politiche come queste, non capirà il perché. E voterà di conseguenza. Certo, si può ricreare sempre un clima da guerra fredda con la Russia per i prossimi decenni, per convincere le popolazioni che questa minaccia esiste davvero. Molti media, anche autorevoli, già ci stanno. Ma non ci dobbiamo stare noi, a credere a questo tragico storytelling che può portare solo sciagure.

Per fortuna ci sono anche importanti voci fuori dal coro dei media allineati: poche, ma estremamente valide, come quella del giornalista Marco Travaglio (vedi per esempio https://www.youtube.com/watch?v=8Vfhollx8qs, o https://www.youtube.com/watch?v=5MDnEb99NMU), oppure quella dell’analista geopolitico Lucio Caracciolo (vedi https://www.youtube.com/watch?v=wVfHfmb2E_g), o del filosofo Massimo Cacciari (vedi https://www.youtube.com/watch?v=EU6H__S5jzE).

Ma la voce più autorevole di tutte è senza dubbio quella del Papa, che nella sua lettera al direttore del Corriere della Sera ha scritto: “Vorrei incoraggiare lei e tutti coloro che dedicano lavoro e intelligenza a informare, attraverso strumenti di comunicazione che ormai uniscono il nostro mondo in tempo reale: sentite tutta l’importanza delle parole. Non sono mai soltanto parole: sono fatti che costruiscono gli ambienti umani. Possono collegare o dividere, servire la verità o servirsene. Dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra. C’è un grande bisogno di riflessione, di pacatezza, di senso della complessità.

Mentre la guerra non fa che devastare le comunità e l’ambiente, senza offrire soluzioni ai conflitti, la diplomazia e le organizzazioni internazionali hanno bisogno di nuova linfa e credibilità.” Il richiamo del pontefice dovrebbe far meditare i tanti giornalisti irresponsabili che fomentano allarmismo e odio nella popolazione attraverso i quotidiani e i tanti talk show, lasciando che migliaia di soldati continuino a morire e che molti altri rischino lo stesso destino.

L’aspetto più grottesco è che mentre gli Usa mirano a un’intesa e alla normalizzazione dei rapporti con la Russia, l’Unione Europea assume invece toni sempre più guerreschi nei suoi confronti. Emmanuel Macron, che abbiamo spesso sostenuto, e il britannico Starmer stanno organizzando il cosiddetto gruppo di paesi “volenterosi” appartenenti alla Nato per costituire un contingente di soldati che dovrebbero garantire la pace: ma se ormai lo sanno anche i muri che quello che Putin non ha mai accettato e non accetterà mai è proprio un contingente Nato in Ucraina?!

Il buon senso dovrebbe suggerire invece che il contingente andrebbe inviato dall’ONU che, in quanto tale, sarebbe più super partes e quindi accettabile per Mosca. Il buon senso dovrebbe suggerire anche di indire un nuovo, libero referendum nelle regioni contese per chiedere alle popolazioni locali – con la garanzia di truppe e osservatori ONU sul posto – se preferirebbero far parte della Russia o dell’Ucraina. Ma non sembra che siano molti i governanti che mantengono il buon senso in questo periodo di grande confusione e di eventi tumultuosi, mentre noi tutti avvertiamo un senso di disorientamento collettivo davanti al repentino cambiamento di equilibri consolidati da decenni.

Essere europeisti non significa avallare aprioristicamente qualsiasi decisione dell’Unione Europea, soprattutto se questa appare insensata: amare l’Europa significa anche criticarne le storture e sollecitare salvifici cambi di rotta, per arrivare – speriamo un giorno non troppo lontano – a una vera Federazione Europea, presupposto fondamentale e necessario per avere una politica estera e un esercito comune.

Ludovico Montenuovo – Freelance Journalist

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